Osservo questi ragni. Il loro rivestimento chitinoso è trasparente, posso tranquillamente vedere i loro organi interni pulsare. Tessono ragnatele bioluminescenti, servono ad attirare gli insetti che così rimangono intrappolati e fanno da cibo ai piccoli aracnidi, oltre che essere parzialmente digeriti dai funghi che proliferano sulle ragnatele. Sono dei simbionti. I ragni tessono la tela, i funghi vi fanno le loro colonie, le rendono luminose e ricevono nutrimento anch'essi dagli insetti. Anche ai ragni conviene. Loro l'equilibrio l'hanno trovato.
Osservo i ragni tessere le loro ragnatele tra gli ingranaggi di quei macchinari che credevo anch'io miei simbionti. Io li aggiustavo, li facevo funzionare, coordinavo i loro movimenti. Ora sono morti, e con la loro morte sto morendo anch'io. Non ho più niente di cui vivere, non ho più niente da fare. L'unico mio rammarico è non aver ascoltato quei saggi uomini che tempo fa mi avevano avvisato a riguardo.
Ora il mio cibo sono le ragnatele, sono i ragni che riesco a catturare. Sono nutrienti, buoni. Ma sono anche piccoli ed il mio stomaco, perforato dall'ulcera, gradirebbe una bistecca. Gradirebbe anche dei miei compagni, dei quali mi sono nutrito fino a poco tempo fa, ci fosse ancora qualcosa di più delle ossa. Invece niente. Solo polvere ed ossa. Ho provato a mordere il metallo dei macchinari che mi facevano da alleati, ma non riesco a masticare. Mi sono rotto i denti sull'acciaio senza nemmeno scalfirlo. Curioso che la fame possa portare un uomo a fare qualcosa di così stupido, pur sapendo che è stupido.
Scrivo queste righe perchè sento la fine vicina. Sperando che un giorno qualcuno le legga. Il mito del progresso è falso, aveva ragione quel gruppo italiano che ascoltava mio fratello, quello sfaticato, come si chiamavano...? Mi ricordo solo una canzone con un ritornello che recitava in inglese 'I don't need you gadgets'. Se avessi recepito quel messaggio ora chissà dove sarei. Probabilmente con mio fratello che è stato arruolato a forza nelle Truppe Speciali di Confine perchè inutile al sistema produttivo.
O forse me lo sono sognato io e mio fratello è al sole di qualche spiaggia tropicale che beve mojito strusciando la testa tra le tette bronzee di qualche indigena. Mi piace pensarlo così... che ha trovato la sua strada senza lavorare.
Ah, il mojito. Ne berrei volentieri ancora. Purtroppo non ci sono più campi per cercare la menta. Non ci sono più campi per coltivare niente. Ci sono solo sterpaglie spinose e coriacee che crescono dalle crepe del cemento e dell'asfalto. I ricchi si sono rifugiati nelle loro roccaforti e i cecchini sparano a vista a chiunque si avvicini. A parte i convogli corazzati che portano loro i viveri, naturalmente. Quanto sperano di sopravvivere ancora in questo modo? Qualche anno? Ogni tanto qualche convoglio sbaglia strada, si perde. In quel caso è facile assaltarlo e mangiare qualcosa. Hanno persino la menta ed il rum per il mojito! Berlo mi fa male, lo stomaco mi si contrae. Ma è così buono!
Accidenti. L'unico foglio che ho trovato sta per finire e non vi ho detto praticamente niente. Spero almeno di resistere alla tentazione e non mangiarmelo. Spero di lasciarlo ai posteri. Spero di resistere alla tentazione di non salire sul tetto di questo capannone e gettarmi di sotto. Nessuno potrebbe seppelirmi. Non si possono scavare fosse sull'asfalto e sul cemento. Nemmeno quello si può fare.
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lunedì 25 ottobre 2010
mercoledì 7 luglio 2010
Notte padovana
La notte è scesa sulla città, ma come al solito non ho sonno. Mi accendo una cicca, l'accendino illumina debolmente la stanza avvolta nella penombra ma per me è un bagliore accecante. Dura solo un momento, poi il tabacco comincia la sua combustione.
Mi affaccio alla finestra, la luce è spenta, sono identificabile solo dal lumino arancione della brace all'altro capo della sigaretta. Ci sono persone sotto la mia finestra, vestite alla moda, parlano una lingua che non conosco in modo molto chiassoso. Sono spacciatori, credo. Alcuni di loro li conosco. Durante il giorno frequentano il bar dove andiamo anche noi.
Per la maggior partesono nordafricani e, se chiedi un po' in giro, ti dicono che sono loro la causa della delinquenza e della decadenza della nostra città. Dietro di loro c'è un muro, i graffiti sono scritti in italiano.
Sputano per terra e sembra che litighino continuamente. In realtà mi hanno spiegato che è il loro modo di fare normale.
Dall'inizio dela via si sente un motore che ruggisce. Si vedono due fari che puntano gli abitanti della strada. Si ferma una macchina. Una Mercedes, mi pare. Uno spacciatore si avvicina alla macchina, parla attraverso il finestrino abbassato al conducente, ma la prospettiva mi impedisce di vedere cosa fanno. La macchina riparte e la discussione animata, ricomincia.
Prima che la cicca sia spenta si ferma un'altra macchina. Una BMW mi pare. Stessa scena, due persone diverse. La macchina riparte.
Apro il firgo e prendo una birra.
Mi riaffaccio alla finestra.
Spengo la cicca si ferma un'altra macchina. Una Porsche, mi pare. Stessa scena...
Tre macchine italiane. Ma la colpa del degrado è degli stranieri. Non mi è ancora venuto sonno. Penso a quella legge del mercato secondo cui l'offerta è generata dalla domanda. Apro la birra e bevo un sorso. Buona.
Mi affaccio alla finestra, la luce è spenta, sono identificabile solo dal lumino arancione della brace all'altro capo della sigaretta. Ci sono persone sotto la mia finestra, vestite alla moda, parlano una lingua che non conosco in modo molto chiassoso. Sono spacciatori, credo. Alcuni di loro li conosco. Durante il giorno frequentano il bar dove andiamo anche noi.
Per la maggior partesono nordafricani e, se chiedi un po' in giro, ti dicono che sono loro la causa della delinquenza e della decadenza della nostra città. Dietro di loro c'è un muro, i graffiti sono scritti in italiano.
Sputano per terra e sembra che litighino continuamente. In realtà mi hanno spiegato che è il loro modo di fare normale.
Dall'inizio dela via si sente un motore che ruggisce. Si vedono due fari che puntano gli abitanti della strada. Si ferma una macchina. Una Mercedes, mi pare. Uno spacciatore si avvicina alla macchina, parla attraverso il finestrino abbassato al conducente, ma la prospettiva mi impedisce di vedere cosa fanno. La macchina riparte e la discussione animata, ricomincia.
Prima che la cicca sia spenta si ferma un'altra macchina. Una BMW mi pare. Stessa scena, due persone diverse. La macchina riparte.
Apro il firgo e prendo una birra.
Mi riaffaccio alla finestra.
Spengo la cicca si ferma un'altra macchina. Una Porsche, mi pare. Stessa scena...
Tre macchine italiane. Ma la colpa del degrado è degli stranieri. Non mi è ancora venuto sonno. Penso a quella legge del mercato secondo cui l'offerta è generata dalla domanda. Apro la birra e bevo un sorso. Buona.
Avevo in mente
degrado,
delinquenza,
disagio,
stranieri
lunedì 15 febbraio 2010
Una visita, finalmente!
E' comparsa una scritta sul muro ieri, come se un dito avesse tracciato sulla fuliggine rimasta attaccata alle pareti di casa mia. Diceva solo 'ciao a tutti'...
In casa abito solo io, senza contare i topi e gli insetti che scorazzano liberamente tra i cumuli di sporcizia e macerie. Chi aveva fatto quella scritta, quindi? sono rimasto a guardarla, ipnotizzato, con la sensazione che tra gli angoli bui ci fossero molti occhi... e forse alcuni stavano guardando me.
La solitudine gioca brutti scherzi, questo e' sicuro, mi capita spesso di svegliarmi la notte per lo scricchiolare dei vecchi legni che formano la mia abitazione, o sognare di sentire passi minacciosi dentro la mia camera da letto. Ma quella scritta... era una prova tangibile: non ero solo!
Ridendo tra me e me, da persona razionale che sono, ho tracciato sulla parete una seconda scritta, poco lontano dalla prima, con scritto: 'chi sei?'
Ovviamente non pensavo di ottenere risposta. E invece...
Questa mattina, prima di recarmi al lavoro ho controllato se vi fosse qualcosa. Vicino ai segni che avevo tracciato io ne erano comparsi degli altri, dicevano:'ci vediamo stasera, preparati!'
Tornando dal lavoro ho comprato una bottiglia di vino, come se dovessi attendere un'ospite, mi sentivo davvero stupido. La nebbia avvolge la campagna dei paeselli ameni, come quello dove vivo. Avvolge alberi, edifici, covoni di fieno. Sale lentamente dai fossi come fumo denso e umido.
Sono tornato a casa, ho mangiato e mi sono messo a lavorare al computer. Poi, all'improvviso ho sentito il bisogno di scrivere queste righe. In questo momento la vecchia pendola di casa sta' scandendo le otto con suono lugubre. Poi solo ticchettii, quelli degli ingranaggi che lavorano inesorabili.
Sento una porta cigolare di sopra, anche se le finestre sono chiuse e nessuno è potuto entrare. Poi il legno del pavimento comincia a scricchiolare sotto dei passi leggeri, eterei... ora vado. Devo stappare la bottiglia, il mio ospite è stato di parola.
In casa abito solo io, senza contare i topi e gli insetti che scorazzano liberamente tra i cumuli di sporcizia e macerie. Chi aveva fatto quella scritta, quindi? sono rimasto a guardarla, ipnotizzato, con la sensazione che tra gli angoli bui ci fossero molti occhi... e forse alcuni stavano guardando me.
La solitudine gioca brutti scherzi, questo e' sicuro, mi capita spesso di svegliarmi la notte per lo scricchiolare dei vecchi legni che formano la mia abitazione, o sognare di sentire passi minacciosi dentro la mia camera da letto. Ma quella scritta... era una prova tangibile: non ero solo!
Ridendo tra me e me, da persona razionale che sono, ho tracciato sulla parete una seconda scritta, poco lontano dalla prima, con scritto: 'chi sei?'
Ovviamente non pensavo di ottenere risposta. E invece...
Questa mattina, prima di recarmi al lavoro ho controllato se vi fosse qualcosa. Vicino ai segni che avevo tracciato io ne erano comparsi degli altri, dicevano:'ci vediamo stasera, preparati!'
Tornando dal lavoro ho comprato una bottiglia di vino, come se dovessi attendere un'ospite, mi sentivo davvero stupido. La nebbia avvolge la campagna dei paeselli ameni, come quello dove vivo. Avvolge alberi, edifici, covoni di fieno. Sale lentamente dai fossi come fumo denso e umido.
Sono tornato a casa, ho mangiato e mi sono messo a lavorare al computer. Poi, all'improvviso ho sentito il bisogno di scrivere queste righe. In questo momento la vecchia pendola di casa sta' scandendo le otto con suono lugubre. Poi solo ticchettii, quelli degli ingranaggi che lavorano inesorabili.
Sento una porta cigolare di sopra, anche se le finestre sono chiuse e nessuno è potuto entrare. Poi il legno del pavimento comincia a scricchiolare sotto dei passi leggeri, eterei... ora vado. Devo stappare la bottiglia, il mio ospite è stato di parola.
venerdì 31 luglio 2009
Le cose che ci sono
Ci sono dei vecchi furgoni parcheggiati su uno spiazzo di selciato, poco dopo una baracca di legno, che si trova in stato di evidente abbandono.
Ci sono insetti dappertutto che si nutrono di sangue, ci assaliscono da tutte le direzioni, ma ormai non ci faccio piu' caso.
Le erbacce invadono tutto, tranne che sotto i furgoni perche' li la terra e' contaminata da pozzanghere di olio esausto che gocciola viscoso dai tubi degli impianti di alimentazione dei motori.
A tratti, tra i rovi e le acacie, si possono notare dei sentieri, risultato dell'incessante passare dell'attivita' umana in passato.
"Ma qui e' tutto abbandonato da anni" dice il mercante alla nostra guida. "Non ci abiterebbe mai nessuno!"
La guida si limita a sospirare, inutile sprecare fiato con quell'uomo. Tra poco vedra' con i suoi stessi occhi. Forse allora smettera' di lamentarsi. Poi la sua attenzione e' attirata dal segnale che stava aspettando.
Sono un fascio di nervi. Da quello che sò, sto per vedere qualcosa che non capita tutti i giorni.
La guida si terge il sudore dalla fronte con un fazzoletto. "Ci sono un sacco di farfalle bellissime" dice "anche loro sanno cosa sta per succedere. Anche se non possono capirlo, il loro istinto e' piu' che sufficente."
Deglutisco. Certi discorsi mi fanno venire i brividi lungo la schiena. Del resto la guida sogghigna, il mercante si sta cagando addosso dalla paura.
E la guida sembra provarci un sacco di gusto in questo...
Ci sono insetti dappertutto che si nutrono di sangue, ci assaliscono da tutte le direzioni, ma ormai non ci faccio piu' caso.
Le erbacce invadono tutto, tranne che sotto i furgoni perche' li la terra e' contaminata da pozzanghere di olio esausto che gocciola viscoso dai tubi degli impianti di alimentazione dei motori.
A tratti, tra i rovi e le acacie, si possono notare dei sentieri, risultato dell'incessante passare dell'attivita' umana in passato.
"Ma qui e' tutto abbandonato da anni" dice il mercante alla nostra guida. "Non ci abiterebbe mai nessuno!"
La guida si limita a sospirare, inutile sprecare fiato con quell'uomo. Tra poco vedra' con i suoi stessi occhi. Forse allora smettera' di lamentarsi. Poi la sua attenzione e' attirata dal segnale che stava aspettando.
Sono un fascio di nervi. Da quello che sò, sto per vedere qualcosa che non capita tutti i giorni.
La guida si terge il sudore dalla fronte con un fazzoletto. "Ci sono un sacco di farfalle bellissime" dice "anche loro sanno cosa sta per succedere. Anche se non possono capirlo, il loro istinto e' piu' che sufficente."
Deglutisco. Certi discorsi mi fanno venire i brividi lungo la schiena. Del resto la guida sogghigna, il mercante si sta cagando addosso dalla paura.
E la guida sembra provarci un sacco di gusto in questo...
lunedì 24 novembre 2008
Creare disagio!
Benvenuti su Creare Disagio! Il blog di Enrico il Bieco dedicato a creare disagio.
Vedrete nei post successivi cosa significa!
Vedrete nei post successivi cosa significa!
Avevo in mente
disagio
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