Quando Dio finì di creare il mondo non si accorse che qualcosa non andava... quella notte dormì male, come se si rendesse conto inonsciamente di aver sbagliato qualcosa.
Il giorno dopo perse tutta la giornata a guardare e riguardare la sua creazione, incapace di individuare il suo errore. Gli arcangeli si riunirono intorno a lui e anch'essi, in preda all'ansia, cominciarono a fare osservazioni, chiedere spiegazioni, nella speranza di individuare l'errore compiuto per aiutare il loro Signore.
-Mio Signore- disse Gabriele -l'errore potrebbe essere stato lasciare il libero arbitrio all'uomo. Così facendo alcuni uomini cominceranno a fare del male ad altri uomini e il mondo perfetto non potrà mai esistere.
-No!- tuonò Dio -Ho lasciato apposta questa dicotomia nell'uomo affinchè possa costruirsi con la fatica il proprio paradiso nel corso dei millenni.
-Mio signore- osò Michele -Non è forse la blasfemia quello che cerchiamo? Offendere le autorità celesti è sbagliato... potrebbe offendere anche le anime dei giusti!
-Non è nemmeno quello- sussurò pensoso Dio -i giusti sapranno trovare conforto nella preghiera e nella meditazione, e poi le offese verso di noi non ci scalfiscono nemmeno. Se un muratore gli sfugge un mattone e gli cade su un piede avrà ben il diritto di moccolare un po'! Chi lo vuole impedire è solo un ipocrita.
-Mio signore- suggerì Raffaele -Non è forse l'ateismo e l'agnosticismo? Chi non prosegue le sue opere nel nome del Signore cosa mai potrà portare di buono nel mondo?
-Nemmeno quello...- sospirò Dio che cominciava a stufarsi di quelle ridicole affermazioni -vedi, le opere buone vanno fatte e basta, non importa sotto che bandiera. Che sia la mia, del mio collega Buddha o chi per lui o nessuna di queste non importa.
Anche il Buddha arrivò a controlare cosa ci fosse di sbagliato.
-L'ho vista!!- Esclamò a gran voce Uriele -Eccola la! E' l'Italia mio Signore!
Tutti si precipitarono ad osservare. Dio sbiancò in volto e la sua bocca si spalancò! -Per Giove- riuscì solo a mormorare.
Anche Giove arrivò a vedere cosa fosse quella confusione.
Nella sua infinita saggezza e lungimiranza, Dio capì il suo errore. Immaginò i popoli che risiedevano in Italia sviluppare una cultura più velocemente delle altre, vide nel futuro cosa sarebbe successo: la varietà dei climi presenti in quel fortunato paese favorì adattamenti molto diversi, un così grande perimetro via mare avrebbe favorito i commerci, il circolare di idee... Immaginò nascere l'Impero Romano, percepì il suo amore per la cultura e l'arte e la sua capacità di assorbirle pur favorendo le autonomie e le religioni locali.
Percepì nel futuro il rinascimento e le rivoluzioni culturali che avrebbe portato in tutta Europa e, successivamente, nel Mondo. Vide un Paese ricco di paesaggi bellissimi, con una storia millenaria, una cucina che permetteva di far pagare un semplice piatto di spaghetti 6 euro dove altri popoli non erano nemmeno in grado di far bollire l'acqua...
Vide i veneziani architettare la Repubblica di Venezia, così avanzata e civile per quei tempi e vide gli storici di altre nazioni studiarla a fondo per costruire i meccanismi di altre repubbliche.
E fu allora che Dio si arrabbiò. Si, perchè l'errore di un essere onniscente e onnipotente porta ad una grande rabbia!
Gli arcangeli tentarono inutilmente di calmare il loro Signore ma fu tutto inutile...
-Sia maledetta l'Italia!!- imprecò violentemente Dio! -A quel popolo così eletto darò tutto il peggio che riesco a concepire!
Gli arcangeli si strinsero tra di loro tremando di paura a quelle parole.
-Tiè! Ecco qua, darò loro la culla del cattolicesimo, anche se il cristianesimo è nato in Asia, non me ne frega niente! Gli insegnamenti di Cristo sono validi, ma i lato peggiore lo ficcherò nel cuore di Roma!
Gli dei dell'Olimpo piansero al pensiero e tentarono di dissuaderlo, ma non ci fu verso.
-Tiè! Sistemato anche il rinascimento! Gli italiani non si sentiranno mai un popolo unito e diffideranno sempre dei forestieri, questo dovrebbe fermare la circolazione delle idee geniali di Leonardo e Galileo! Combinate con l'inquisizione non avranno scampo.
-Tiè! Anche con il Risorgimento! Il regno dei Savoia e la mafia saranno quello che si beccheranno gli italiani per aver osato tanto!
-E infine...- tuonò per l'ultima volta -marchierò con il germe della stupidità irreversibile la classe dirigente, in questo modo le decisioni volute dai rappresentanti del popolo saranno sempre in grado di contrastare il loro genio! Inoltre si diffonderà l'idea che essere furbi e disonesti paga più della lungimiranza e del bene comune! In questo modo il popolo italiano è spacciato definitivamente!
E Dio scoppiò in una fragorosa risata.
Nei millenni, però, Dio si dovette arrendere all'evidenza. Nonostante tutte le nefandezze compiute, il popolo italiano non si tirò mai indietro e affrontò con orgoglio gli ostacoli che gli vennero messi davanti. L'unica cosa in cui nessuno potè farci niente era il continuo scherno degli altri Paesi per la classe dirigente dell'Italia. Fu così che, pur vergognandosi di essere un popolo tanto sfigato, gli italiani si stavano preparando anche a quella sfida.
Allora Dio sorrise benevolo. Capì che il suo sfogo era vano e li lasciò fare. Capì che per quanto l'inferno fosse tetro e puzzolente, i popoli ne sarebbero sempre e comunque usciti. E con questo pensiero confortevole se ne tornò a dormire, facendo bei sogni in cui chi ama il potere ed il controllo muore sempre solo e facendo una fine misera.
giovedì 17 febbraio 2011
Dissacrante, ironico ed immotivato... come dovrebbe essere!
lunedì 25 ottobre 2010
Olio esausto
Osservo questi ragni. Il loro rivestimento chitinoso è trasparente, posso tranquillamente vedere i loro organi interni pulsare. Tessono ragnatele bioluminescenti, servono ad attirare gli insetti che così rimangono intrappolati e fanno da cibo ai piccoli aracnidi, oltre che essere parzialmente digeriti dai funghi che proliferano sulle ragnatele. Sono dei simbionti. I ragni tessono la tela, i funghi vi fanno le loro colonie, le rendono luminose e ricevono nutrimento anch'essi dagli insetti. Anche ai ragni conviene. Loro l'equilibrio l'hanno trovato.
Osservo i ragni tessere le loro ragnatele tra gli ingranaggi di quei macchinari che credevo anch'io miei simbionti. Io li aggiustavo, li facevo funzionare, coordinavo i loro movimenti. Ora sono morti, e con la loro morte sto morendo anch'io. Non ho più niente di cui vivere, non ho più niente da fare. L'unico mio rammarico è non aver ascoltato quei saggi uomini che tempo fa mi avevano avvisato a riguardo.
Ora il mio cibo sono le ragnatele, sono i ragni che riesco a catturare. Sono nutrienti, buoni. Ma sono anche piccoli ed il mio stomaco, perforato dall'ulcera, gradirebbe una bistecca. Gradirebbe anche dei miei compagni, dei quali mi sono nutrito fino a poco tempo fa, ci fosse ancora qualcosa di più delle ossa. Invece niente. Solo polvere ed ossa. Ho provato a mordere il metallo dei macchinari che mi facevano da alleati, ma non riesco a masticare. Mi sono rotto i denti sull'acciaio senza nemmeno scalfirlo. Curioso che la fame possa portare un uomo a fare qualcosa di così stupido, pur sapendo che è stupido.
Scrivo queste righe perchè sento la fine vicina. Sperando che un giorno qualcuno le legga. Il mito del progresso è falso, aveva ragione quel gruppo italiano che ascoltava mio fratello, quello sfaticato, come si chiamavano...? Mi ricordo solo una canzone con un ritornello che recitava in inglese 'I don't need you gadgets'. Se avessi recepito quel messaggio ora chissà dove sarei. Probabilmente con mio fratello che è stato arruolato a forza nelle Truppe Speciali di Confine perchè inutile al sistema produttivo.
O forse me lo sono sognato io e mio fratello è al sole di qualche spiaggia tropicale che beve mojito strusciando la testa tra le tette bronzee di qualche indigena. Mi piace pensarlo così... che ha trovato la sua strada senza lavorare.
Ah, il mojito. Ne berrei volentieri ancora. Purtroppo non ci sono più campi per cercare la menta. Non ci sono più campi per coltivare niente. Ci sono solo sterpaglie spinose e coriacee che crescono dalle crepe del cemento e dell'asfalto. I ricchi si sono rifugiati nelle loro roccaforti e i cecchini sparano a vista a chiunque si avvicini. A parte i convogli corazzati che portano loro i viveri, naturalmente. Quanto sperano di sopravvivere ancora in questo modo? Qualche anno? Ogni tanto qualche convoglio sbaglia strada, si perde. In quel caso è facile assaltarlo e mangiare qualcosa. Hanno persino la menta ed il rum per il mojito! Berlo mi fa male, lo stomaco mi si contrae. Ma è così buono!
Accidenti. L'unico foglio che ho trovato sta per finire e non vi ho detto praticamente niente. Spero almeno di resistere alla tentazione e non mangiarmelo. Spero di lasciarlo ai posteri. Spero di resistere alla tentazione di non salire sul tetto di questo capannone e gettarmi di sotto. Nessuno potrebbe seppelirmi. Non si possono scavare fosse sull'asfalto e sul cemento. Nemmeno quello si può fare.
Osservo i ragni tessere le loro ragnatele tra gli ingranaggi di quei macchinari che credevo anch'io miei simbionti. Io li aggiustavo, li facevo funzionare, coordinavo i loro movimenti. Ora sono morti, e con la loro morte sto morendo anch'io. Non ho più niente di cui vivere, non ho più niente da fare. L'unico mio rammarico è non aver ascoltato quei saggi uomini che tempo fa mi avevano avvisato a riguardo.
Ora il mio cibo sono le ragnatele, sono i ragni che riesco a catturare. Sono nutrienti, buoni. Ma sono anche piccoli ed il mio stomaco, perforato dall'ulcera, gradirebbe una bistecca. Gradirebbe anche dei miei compagni, dei quali mi sono nutrito fino a poco tempo fa, ci fosse ancora qualcosa di più delle ossa. Invece niente. Solo polvere ed ossa. Ho provato a mordere il metallo dei macchinari che mi facevano da alleati, ma non riesco a masticare. Mi sono rotto i denti sull'acciaio senza nemmeno scalfirlo. Curioso che la fame possa portare un uomo a fare qualcosa di così stupido, pur sapendo che è stupido.
Scrivo queste righe perchè sento la fine vicina. Sperando che un giorno qualcuno le legga. Il mito del progresso è falso, aveva ragione quel gruppo italiano che ascoltava mio fratello, quello sfaticato, come si chiamavano...? Mi ricordo solo una canzone con un ritornello che recitava in inglese 'I don't need you gadgets'. Se avessi recepito quel messaggio ora chissà dove sarei. Probabilmente con mio fratello che è stato arruolato a forza nelle Truppe Speciali di Confine perchè inutile al sistema produttivo.
O forse me lo sono sognato io e mio fratello è al sole di qualche spiaggia tropicale che beve mojito strusciando la testa tra le tette bronzee di qualche indigena. Mi piace pensarlo così... che ha trovato la sua strada senza lavorare.
Ah, il mojito. Ne berrei volentieri ancora. Purtroppo non ci sono più campi per cercare la menta. Non ci sono più campi per coltivare niente. Ci sono solo sterpaglie spinose e coriacee che crescono dalle crepe del cemento e dell'asfalto. I ricchi si sono rifugiati nelle loro roccaforti e i cecchini sparano a vista a chiunque si avvicini. A parte i convogli corazzati che portano loro i viveri, naturalmente. Quanto sperano di sopravvivere ancora in questo modo? Qualche anno? Ogni tanto qualche convoglio sbaglia strada, si perde. In quel caso è facile assaltarlo e mangiare qualcosa. Hanno persino la menta ed il rum per il mojito! Berlo mi fa male, lo stomaco mi si contrae. Ma è così buono!
Accidenti. L'unico foglio che ho trovato sta per finire e non vi ho detto praticamente niente. Spero almeno di resistere alla tentazione e non mangiarmelo. Spero di lasciarlo ai posteri. Spero di resistere alla tentazione di non salire sul tetto di questo capannone e gettarmi di sotto. Nessuno potrebbe seppelirmi. Non si possono scavare fosse sull'asfalto e sul cemento. Nemmeno quello si può fare.
venerdì 23 luglio 2010
Buio accecante
Mi hanno chiuso al buio. Mi hanno tenuto compagnia, per trent'anni, solo i contorni frastagliati della pietra. Roccia viva dove hanno scavato il buco in cui sono stato gettato. Sopra di me sbarre arruginite. Sotto solo un foro per far percolare gli escrementi. Ogni tanto gettano del cibo, ogni tanto una secchiata d'acqua caldissima, che mi ustiona la pelle, per lavare via l'odore di fogna.
Mi urlano di spostarmi. E ridono.
Non ho conosciuto la mia colpa. Non mi hanno detto niente, a parte che ero pericoloso per la società e che non potevo capirne il motivo. Nel buio solo urla disperate, singhiozzi, voci spezzate che sussurravano nenie incomprensibili e discorsi senza senso, gli schemi logici frantumati dalla disperazione...
Conosco solo i contorni ruvidi della pietra che in questi anni mi ha separato dal mondo esterno.
Poi, dopo trent'anni. Un fascio di luce. Rumore metallico ed una pesante corda che sa di muffa calata nelle tenebre.
'Aggrappati, sei libero.'
Trascinato su, contro la gravità. La luce puntata sulla mia faccia mi causa un dolore indicibile. Mi hanno lavato, sbarbato e vestito di tutto punto. Pian piano mi sono riabituato alla luce. Una donna vestita bene con un buon profumo mi dice che il mio caso è stato riaperto ed esaminato. E' stata condotta un'inchiesta negli anni. Sono emersi nuovi indizi. Un'altro colpevole prenderà il mio posto. Me lo indicano mentre lo conducono alla grotta.
'E' innocente!' Grido. Bastava guardare la paura nei suoi occhi per capirlo.
'Non dica sciocchezze. Evidentemente è in stato confusionale. Capiamo il suo disagio.'
Non ho la forza di replicare. Mi portano fuori. Mi fanno sedere su una macchina.
'Sarà contento di rivedere la sua famiglia!'
Sono seduto al tavolo con dei bambini che non conosco. Una donna che non conosco, molto più giovane di me, mi posa delle pietanze squisite sul piatto. Mi chiama 'tesoro', 'caro',... si vede che finge. Non si spreca neanche a recitare. I bambini hanno l'aria interrogativa, si stanno chiedendo cosa stia succedendo, ma provano a recitare anche loro. Recitano meglio della donna. Mi chiamano 'papà'.
Non riesco a dormire. La donna che sta con me voleva fare l'amore ma non ci sono riuscito. Penso al tizio che è finito nel mio stesso buco nella roccia. Gli stessi contorni frastagliati, duri e scivolosi appartengono a lui ora.
Il giorno dopo faccio una passeggiata nel quartiere. La gente mi saluta amichevolmente con un nome che non ricordo essere mio. Sorrido a fatica. Questo mondo non mi appartiene. E' falso! Voglio giustizia. Indago. Chiedo. Solo per sentirmi rispondere un coro di silenzio. Ci deve essere una falla. Ci deve essere un modo per distruggere quella prigione di roccia e liberare tutte quelle anime intrappolate...
Studio. Divoro libri nell'umidità della cantina. Passano i mesi. Cosa sono i mesi in confronto a trent'anni. Compro di nascosto materiale innocuo. Lo porto in cantina. Mischio prodotti chimici. Ottengo reagenti esplosivi. Basterebbe una scintilla e l'isolato salterebbe per aria. Collego i cavi ad un piccolo timer. Collego il detonatore all'esplosivo, lo imposto tra ventiquattro ore. Ricopro tutto di cellophane. Spalmo il tutto di olio per farlo scivolare meglio. Non è tanto grande. Riesco ad ingoiare tutto tra i conati, ma senza vomitare. Senza rovinare niente. Sento ticchettare dentro di me. L'esplosione dovrebbe essere sufficente a far crollare la caverna.
Ho meno di ventiquattro ore.
Prendo il fucile che ho comprato di contrabbando. Nuovo di zecca. Spara pallettoni così grossi da trapassare un'albero. E' carico.
Chiamo mia moglie di sopra. 'Tesoro? Puoi venire giù con i bambini? Papà deve farvi vedere una cosa!' Sento i piccoli passi nel corridoio. Mia moglie apre la porta, dice ai piccoli 'Attenti per le scale!' e loro corrono giù mentre li tengo sotto tiro.
Tranquille anime intrappolate nella pietra. Tra meno di un giorno sarò li e sarà tutto finito. Cos'è un giorno rispetto a trent'anni?
Mi urlano di spostarmi. E ridono.
Non ho conosciuto la mia colpa. Non mi hanno detto niente, a parte che ero pericoloso per la società e che non potevo capirne il motivo. Nel buio solo urla disperate, singhiozzi, voci spezzate che sussurravano nenie incomprensibili e discorsi senza senso, gli schemi logici frantumati dalla disperazione...
Conosco solo i contorni ruvidi della pietra che in questi anni mi ha separato dal mondo esterno.
Poi, dopo trent'anni. Un fascio di luce. Rumore metallico ed una pesante corda che sa di muffa calata nelle tenebre.
'Aggrappati, sei libero.'
Trascinato su, contro la gravità. La luce puntata sulla mia faccia mi causa un dolore indicibile. Mi hanno lavato, sbarbato e vestito di tutto punto. Pian piano mi sono riabituato alla luce. Una donna vestita bene con un buon profumo mi dice che il mio caso è stato riaperto ed esaminato. E' stata condotta un'inchiesta negli anni. Sono emersi nuovi indizi. Un'altro colpevole prenderà il mio posto. Me lo indicano mentre lo conducono alla grotta.
'E' innocente!' Grido. Bastava guardare la paura nei suoi occhi per capirlo.
'Non dica sciocchezze. Evidentemente è in stato confusionale. Capiamo il suo disagio.'
Non ho la forza di replicare. Mi portano fuori. Mi fanno sedere su una macchina.
'Sarà contento di rivedere la sua famiglia!'
Sono seduto al tavolo con dei bambini che non conosco. Una donna che non conosco, molto più giovane di me, mi posa delle pietanze squisite sul piatto. Mi chiama 'tesoro', 'caro',... si vede che finge. Non si spreca neanche a recitare. I bambini hanno l'aria interrogativa, si stanno chiedendo cosa stia succedendo, ma provano a recitare anche loro. Recitano meglio della donna. Mi chiamano 'papà'.
Non riesco a dormire. La donna che sta con me voleva fare l'amore ma non ci sono riuscito. Penso al tizio che è finito nel mio stesso buco nella roccia. Gli stessi contorni frastagliati, duri e scivolosi appartengono a lui ora.
Il giorno dopo faccio una passeggiata nel quartiere. La gente mi saluta amichevolmente con un nome che non ricordo essere mio. Sorrido a fatica. Questo mondo non mi appartiene. E' falso! Voglio giustizia. Indago. Chiedo. Solo per sentirmi rispondere un coro di silenzio. Ci deve essere una falla. Ci deve essere un modo per distruggere quella prigione di roccia e liberare tutte quelle anime intrappolate...
Studio. Divoro libri nell'umidità della cantina. Passano i mesi. Cosa sono i mesi in confronto a trent'anni. Compro di nascosto materiale innocuo. Lo porto in cantina. Mischio prodotti chimici. Ottengo reagenti esplosivi. Basterebbe una scintilla e l'isolato salterebbe per aria. Collego i cavi ad un piccolo timer. Collego il detonatore all'esplosivo, lo imposto tra ventiquattro ore. Ricopro tutto di cellophane. Spalmo il tutto di olio per farlo scivolare meglio. Non è tanto grande. Riesco ad ingoiare tutto tra i conati, ma senza vomitare. Senza rovinare niente. Sento ticchettare dentro di me. L'esplosione dovrebbe essere sufficente a far crollare la caverna.
Ho meno di ventiquattro ore.
Prendo il fucile che ho comprato di contrabbando. Nuovo di zecca. Spara pallettoni così grossi da trapassare un'albero. E' carico.
Chiamo mia moglie di sopra. 'Tesoro? Puoi venire giù con i bambini? Papà deve farvi vedere una cosa!' Sento i piccoli passi nel corridoio. Mia moglie apre la porta, dice ai piccoli 'Attenti per le scale!' e loro corrono giù mentre li tengo sotto tiro.
Tranquille anime intrappolate nella pietra. Tra meno di un giorno sarò li e sarà tutto finito. Cos'è un giorno rispetto a trent'anni?
mercoledì 7 luglio 2010
Notte padovana
La notte è scesa sulla città, ma come al solito non ho sonno. Mi accendo una cicca, l'accendino illumina debolmente la stanza avvolta nella penombra ma per me è un bagliore accecante. Dura solo un momento, poi il tabacco comincia la sua combustione.
Mi affaccio alla finestra, la luce è spenta, sono identificabile solo dal lumino arancione della brace all'altro capo della sigaretta. Ci sono persone sotto la mia finestra, vestite alla moda, parlano una lingua che non conosco in modo molto chiassoso. Sono spacciatori, credo. Alcuni di loro li conosco. Durante il giorno frequentano il bar dove andiamo anche noi.
Per la maggior partesono nordafricani e, se chiedi un po' in giro, ti dicono che sono loro la causa della delinquenza e della decadenza della nostra città. Dietro di loro c'è un muro, i graffiti sono scritti in italiano.
Sputano per terra e sembra che litighino continuamente. In realtà mi hanno spiegato che è il loro modo di fare normale.
Dall'inizio dela via si sente un motore che ruggisce. Si vedono due fari che puntano gli abitanti della strada. Si ferma una macchina. Una Mercedes, mi pare. Uno spacciatore si avvicina alla macchina, parla attraverso il finestrino abbassato al conducente, ma la prospettiva mi impedisce di vedere cosa fanno. La macchina riparte e la discussione animata, ricomincia.
Prima che la cicca sia spenta si ferma un'altra macchina. Una BMW mi pare. Stessa scena, due persone diverse. La macchina riparte.
Apro il firgo e prendo una birra.
Mi riaffaccio alla finestra.
Spengo la cicca si ferma un'altra macchina. Una Porsche, mi pare. Stessa scena...
Tre macchine italiane. Ma la colpa del degrado è degli stranieri. Non mi è ancora venuto sonno. Penso a quella legge del mercato secondo cui l'offerta è generata dalla domanda. Apro la birra e bevo un sorso. Buona.
Mi affaccio alla finestra, la luce è spenta, sono identificabile solo dal lumino arancione della brace all'altro capo della sigaretta. Ci sono persone sotto la mia finestra, vestite alla moda, parlano una lingua che non conosco in modo molto chiassoso. Sono spacciatori, credo. Alcuni di loro li conosco. Durante il giorno frequentano il bar dove andiamo anche noi.
Per la maggior partesono nordafricani e, se chiedi un po' in giro, ti dicono che sono loro la causa della delinquenza e della decadenza della nostra città. Dietro di loro c'è un muro, i graffiti sono scritti in italiano.
Sputano per terra e sembra che litighino continuamente. In realtà mi hanno spiegato che è il loro modo di fare normale.
Dall'inizio dela via si sente un motore che ruggisce. Si vedono due fari che puntano gli abitanti della strada. Si ferma una macchina. Una Mercedes, mi pare. Uno spacciatore si avvicina alla macchina, parla attraverso il finestrino abbassato al conducente, ma la prospettiva mi impedisce di vedere cosa fanno. La macchina riparte e la discussione animata, ricomincia.
Prima che la cicca sia spenta si ferma un'altra macchina. Una BMW mi pare. Stessa scena, due persone diverse. La macchina riparte.
Apro il firgo e prendo una birra.
Mi riaffaccio alla finestra.
Spengo la cicca si ferma un'altra macchina. Una Porsche, mi pare. Stessa scena...
Tre macchine italiane. Ma la colpa del degrado è degli stranieri. Non mi è ancora venuto sonno. Penso a quella legge del mercato secondo cui l'offerta è generata dalla domanda. Apro la birra e bevo un sorso. Buona.
Avevo in mente
degrado,
delinquenza,
disagio,
stranieri
sabato 3 luglio 2010
Notte bassanese
Ieri notte abbiamo avuto un incontro interessante. Sono incontri casuali, hanno un sapore diverso dal solito perchè ti ritrovi a condividere molte cose con una persona che non sai se rivedrai mai più.
Eppure Bassano del Grappa ha 'solo' 40 mila abitanti.
Tornando a piedi dal centro mi diverto a guardare, sotto una nuova luce, le scritte sui muri dei palazzi abbandonati e penso a dove potrebbe essere adesso il grafomane. A dove sono quelli che lavoravano o abitavano negli stabili abbandonati e scrostati.
Poi faccio una piccola deviazione e passo per il parchetto dietro casa. Il parchetto è stato costruito tra dei palazzi di un nuovo quartiere residenziale. Cinque o sei palazzi da otto o dieci appartamenti ciascuno. La maggior parte mai abitati.
E allora penso, chi ci verrà ad abitare?
Poi mi chiedo, ci verrà mai ad abitare qualcuno?
Si, perchè qua la specuazione edilizia ci concede anche questi dubbi. Secondo me è di una tristezza disarmante...
Eppure Bassano del Grappa ha 'solo' 40 mila abitanti.
Tornando a piedi dal centro mi diverto a guardare, sotto una nuova luce, le scritte sui muri dei palazzi abbandonati e penso a dove potrebbe essere adesso il grafomane. A dove sono quelli che lavoravano o abitavano negli stabili abbandonati e scrostati.
Poi faccio una piccola deviazione e passo per il parchetto dietro casa. Il parchetto è stato costruito tra dei palazzi di un nuovo quartiere residenziale. Cinque o sei palazzi da otto o dieci appartamenti ciascuno. La maggior parte mai abitati.
E allora penso, chi ci verrà ad abitare?
Poi mi chiedo, ci verrà mai ad abitare qualcuno?
Si, perchè qua la specuazione edilizia ci concede anche questi dubbi. Secondo me è di una tristezza disarmante...
Iscriviti a:
Post (Atom)